Uscirà il 28 Luglio 2006 il nuovo lavoro discografico di Alexian Santino Spinelli
il doppio Cd dal titolo
Andre Miro Romano Gi: Viaggio nella mia anima Rom
è stato realizzato dall'Associazione Thèm Romanò ONLUS e
dalla Romani Union Internazionale
con il patrocinio dell'Assessorato alla promozione Sociale della Provincia dell'Aquila.
 
 
La Presentazione in prima nazionale avverrà a Sulmona (AQ)
nel cortile interno della Santissima Annunziata alle ore 21,00
 
 
INGRESSO GRATUITO
 
 
L'evento è inserito nel progetto "Differenti identità" percorsi di conoscenza della Cultura Romanì
promosso dalla Presidenza della Provincia dell'Aquila e dall'Assessore alla promozione sociale la Dott.ssa Teresa Nannarone. nell'ambito di Provincia in Festival

 

per informazioni
e per richiedere

il doppio Cd contattare

l'Asociazione Thèm Romanò

tel. e fax 0872 660099

spithrom@webzone.it


PREFAZIONE


Da sempre desideravo conoscere il prof. Santino Spinelli.
Non so perché, ma ci riflettevo da molto tempo, ben prima di ricevere l’incarico che ricopro; il ruolo mi ha fornito sicuramente la motivazione “ufficiale” per contattarlo.
Santino Spinelli è un uomo coltissimo, pieno di passione, orgoglioso della sua identità, desideroso di far conoscere la storia del suo popolo e trasmette, a chi gli sta di fronte, una grande carica di energia positiva.
La sua musica, poi, suscita intense emozioni toccando corde profonde dell’anima.
Con lui la Provincia dell’Aquila ha promosso un’iniziativa tesa a favorire un percorso di conoscenza del mondo e della cultura Romanì che ha suscitato grande interesse.
Voglio ringraziare Santino Spinelli per avermi dato l’opportunità, come amministratrice e come persona, di entrare nel mondo Romanò e di percepirne la vera essenza, anche attraverso la sua musica.
È un grande onore per me scrivere questa breve introduzione al suo nuovo doppio CD presentato in prima nazionale a Sulmona il 28.7.2006, lavoro che racchiude esperienze, emozioni e ricordi personali dell’artista, ma che rappresenta l’identità culturale di una intera comunità presente sul nostro territorio abruzzese da oltre sei secoli.

Dott.ssa Teresa Nannarone
Assessore Promozione Sociale
Provincia dell’Aquila


PRESENTAZIONE

L’anima di un Rom
…che importa il paese, fratello,
prima di tutto ci sono gli uomini
e le melodie

(Sandra Jayat)


A forza di essere vento

(Fabrizio De André)

Ho conosciuto Santino Alexian Spinelli una decina d’anni fa. L’ho incontrato per un’intervista negli studi di Radio Onda d’Urto, emittente democratica e antagonista di Brescia, entrambi eravamo ospiti del programma Romanò Krlò, La Voce Rom, emesso in romanì chib, la lingua dei Rom. In quell’occasione, vidi in azione non soltanto un ottimo musicista e fine affabulatore che con consumata abilità calcava le scene e si raccontava, ma anche un intellettuale caparbio e dinamico, come pochi. Lingua irrefrenabile, volontà tenace di opporsi, con ogni mezzo – culturale – necessario, ad abusi, criminalizzazioni e persecuzioni dei Rom, esito d’ignoranza e ostilità verso un gruppo che rappresenta per molti l’alterità assoluta.
Ciò che accade nella società italiana è paradossale e contraddittorio: si consumano produzioni musicali di derivazione “ romanì” o musiche che si ispirano a quel patrimonio (Bregovic è solo l’ultimo di una lunga serie di autori stregati dalla musicalità rom) e al contempo si agisce con metodi polizieschi e razzisti – le razze non esistono ma esiste il razzismo – , si confinano nei cosiddetti campi nomadi gruppi che nella loro patria erano stanziali, si stigmatizza una popolazione intera costituita da tante comunità differenti. Non da ultimo, si ignora che la maggior parte degli “zingari” – paladini del politically correct, trattenete i borbottii: utilizzo l’eteronimo “ romanò”, in alternanza all’autonimo rom, scevro da ogni connotazione negativa, consapevole della sua etimologia e della sua costruzione ideologica – che vivono nel nostro Paese, è di nazionalità italiana.
Per la nostra “sorda” società che assume nei confronti della cultura romanì atteggiamenti opposti: dalle pratiche di esclusione totalizzante alla paternalistica inclusione che sottende l’assolutizzazione delle differenze culturali – a questo secondo atteggiamento è da ricondurre l’idea del nomadismo considerato come tratto distintivo dei Rom – una figura come quella di Santino Alexian Spinelli può essere disturbante. Perché manda in frantumi antiche sedimentazioni di stereotipi e pregiudizi. Perché inverte i ruoli, si impossessa della parola scritta da sempre detenuta dai gagé (non rom) per costruire il proprio discorso sulla Popolazione Romanì, e diventa una voce autorevole delle comunità rom, sinti, manouches, romanichals, kalé, che sono soprattutto culture dell’oralità. Con lui, i Rom parlano e si raccontano da sé, lasciando fuori i gagé che a tutti i costi li vogliono interpretare.
Alexian è un intellettuale rom, nato in provincia di Lucca ma proveniente da una famiglia di rom abruzzesi, cittadini italiani che rappresentano gli eredi di un gruppo di antico insediamento nella Penisola, giunto nel XV secolo, e sparso in molte regioni dell’Italia centro-meridionale. Personalità estroversa, esuberante, orgogliosa, a tratti propugnatore di una romanitude, comunque spogliata degli elementi stereotipati con cui i gagè rappresentano gli “Zingari”, Alexian persegue il riconoscimento dei diritti e della dignità di un popolo transnazionale. La sua terza via prevede il superamento dell’auto-emarginazione e dell’assimilazione, affinché i Rom partecipino nella società maggioritaria, come soggetti della storia e non solo oggetto di studio. La sua sfida tesa a scardinare più di mille anni di discriminazione parte dal riconoscimento della centralità dei Rom nella storia culturale del mosaico Europa. Difatti, i Rom hanno avuto sempre un ruolo di mediatori, di diffusori di cultura, col loro viaggiare, con l’ “impossessarsi” di tratti delle culture ospitanti, nelle quali hanno rivestito e ancora rivestono in alcuni Paesi ruoli sociali necessari e pienamente riconosciuti. A questo universo bisognerebbe cominciare a guardare come risorsa, non solo e unicamente più come problema sociale da risolvere.
Musica, canto, danza racchiudono e consentono di rappresentare i sentimenti più profondi dell'essere umano. È questa intimità, che con la sua arte Alexian intende svelare al pubblico. Artista maturo, studioso pluridisciplinare, ripercorre simbolicamente il cammino del suo popolo, dall’India settentrionale lungo le vie diasporiche. La sua è una ri/costruzione immaginifica, una ricerca di tratti arcaici e di consapevolezza musicologia ed estetica; un complesso e vitale gioco di incastri ed accostamenti timbrici, un uso di stilemi, di citazioni, di interpretazioni personali, che esprimono l’unicità dell’individuo ma anche segnano in maniera vigorosa la sua identità romanì, il suo rappresentarsi come membro di una comunità plurima. Quello di Alexian è un racconto fatto di espressioni musicali altre, di pezzi di storia dal basso, ma anche del dare voce a geni musicali non sempre noti, ad artisti di corte, a musicisti, strumentisti e cantori immensi, ma anche a compositori non Rom che hanno cercato di attingere, di plagiare, di riprodurre estro, spirito, impronta musicale. In altre parole, l’anima inafferrabile del popolo Rom. Il percorso di Spinelli è conoscenza ed iniziazione, espressione forte di appartenenza. Se la musica romanì riflette lo stato d’animo di un popolo che porta con sé i tratti del travaglio, della sofferenza e della precarietà esistenziale, del fatalismo, allora non può che esprimersi attraverso tratti elegiaci, dolenti, dissonanti, ma nel contempo sa essere scintillante, briosa, sarcastica ed autoironica, insofferente alle rigidezze ritmiche e metriche, improvvisativa, incalzante, infuocata, parossistica proprio come lo sono i rituali comunitari.
I due CD che compongono Andrè Miro Romano Gi sono rappresentabili come un viaggio millenario, profondo nelle culture dei Rom, nella loro stratificazione, nel loro autorappresentarsi e nello svelarsi a chi li ascolta. Sono le diverse ramificazioni, gli stili delle aree musicali romanì che scaturiscono dall’incontro del Popolo Rom con i patrimoni etnofonici: dal subcontinente indiano all’Anatolia, dai Balcani al Nord-Africa, dall’Europa centro-orientale alle sponde mediterranee, dall’Europa settentrionale fino all’America latina. Questa volta Alexian non esprime solo quello che lui definisce il “terzo livello” della musicalità romanì, espressività intima e familiare dell’essere e dell’esserci nel mondo, ma omaggia autori gagé che hanno saputo cogliere appieno lo spirito romanés. Ecco allora la poesia cantata della magnifica Khorakhan é di Fabrizio De André e Ivano Fossati, che viene riletta da Alexian in chiave del tutto personale.
Nel secondo CD prevale l’impronta del jazz che, peraltro, ha fin dagli inizi fatto parte del retroterra musicale di Spinelli. Le liriche possiedono una significativa pregnanza letteraria ed una forte connotazione esistenziale: descrivono eventi del presente, rievocano storie familiari dei Rom italiani, nella cui lingua si esprime Spinelli, cantano la romanipé, l’identità romanì. Non poteva mancare il tributo al geniale chitarrista manouche francobelga Django Reinhardt, con una interpretazione del suo tema più impressionista.
Andrè Miro Romano Gi è un lavoro curato che ci porta per mano nelle intricatissime vicende di un popolo. Si assapora come un emozionante racconto di viaggio nel passato e nel presente, ma è soprattutto percorso di conoscenza e riconoscimento.


Baxtaça!
Ciro De Rosa