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PRESENTAZIONE
Lanima di un Rom
che importa il paese, fratello,
prima di tutto ci sono gli uomini
e le melodie
(Sandra Jayat)
A forza di essere vento
(Fabrizio De André)
Ho conosciuto Santino Alexian Spinelli
una decina danni fa. Lho incontrato per unintervista
negli studi di Radio Onda dUrto, emittente democratica e antagonista
di Brescia, entrambi eravamo ospiti del programma Romanò Krlò,
La Voce Rom, emesso in romanì chib, la lingua dei Rom. In quelloccasione,
vidi in azione non soltanto un ottimo musicista e fine affabulatore
che con consumata abilità calcava le scene e si raccontava, ma
anche un intellettuale caparbio e dinamico, come pochi. Lingua irrefrenabile,
volontà tenace di opporsi, con ogni mezzo culturale
necessario, ad abusi, criminalizzazioni e persecuzioni dei Rom, esito
dignoranza e ostilità verso un gruppo che rappresenta per
molti lalterità assoluta.
Ciò che accade nella società italiana è paradossale
e contraddittorio: si consumano produzioni musicali di derivazione romanì
o musiche che si ispirano a quel patrimonio (Bregovic è solo
lultimo di una lunga serie di autori stregati dalla musicalità
rom) e al contempo si agisce con metodi polizieschi e razzisti
le razze non esistono ma esiste il razzismo , si confinano nei
cosiddetti campi nomadi gruppi che nella loro patria erano stanziali,
si stigmatizza una popolazione intera costituita da tante comunità
differenti. Non da ultimo, si ignora che la maggior parte degli zingari
paladini del politically correct, trattenete i borbottii: utilizzo
leteronimo romanò, in alternanza allautonimo
rom, scevro da ogni connotazione negativa, consapevole della sua etimologia
e della sua costruzione ideologica che vivono nel nostro Paese,
è di nazionalità italiana.
Per la nostra sorda società che assume nei confronti
della cultura romanì atteggiamenti opposti: dalle pratiche di
esclusione totalizzante alla paternalistica inclusione che sottende
lassolutizzazione delle differenze culturali a questo secondo
atteggiamento è da ricondurre lidea del nomadismo considerato
come tratto distintivo dei Rom una figura come quella di Santino
Alexian Spinelli può essere disturbante. Perché manda
in frantumi antiche sedimentazioni di stereotipi e pregiudizi. Perché
inverte i ruoli, si impossessa della parola scritta da sempre detenuta
dai gagé (non rom) per costruire il proprio discorso sulla Popolazione
Romanì, e diventa una voce autorevole delle comunità rom,
sinti, manouches, romanichals, kalé, che sono soprattutto culture
delloralità. Con lui, i Rom parlano e si raccontano da
sé, lasciando fuori i gagé che a tutti i costi li vogliono
interpretare.
Alexian è un intellettuale rom, nato in provincia di Lucca ma
proveniente da una famiglia di rom abruzzesi, cittadini italiani che
rappresentano gli eredi di un gruppo di antico insediamento nella Penisola,
giunto nel XV secolo, e sparso in molte regioni dellItalia centro-meridionale.
Personalità estroversa, esuberante, orgogliosa, a tratti propugnatore
di una romanitude, comunque spogliata degli elementi stereotipati con
cui i gagè rappresentano gli Zingari, Alexian persegue
il riconoscimento dei diritti e della dignità di un popolo transnazionale.
La sua terza via prevede il superamento dellauto-emarginazione
e dellassimilazione, affinché i Rom partecipino nella società
maggioritaria, come soggetti della storia e non solo oggetto di studio.
La sua sfida tesa a scardinare più di mille anni di discriminazione
parte dal riconoscimento della centralità dei Rom nella storia
culturale del mosaico Europa. Difatti, i Rom hanno avuto sempre un ruolo
di mediatori, di diffusori di cultura, col loro viaggiare, con l
impossessarsi di tratti delle culture ospitanti, nelle quali
hanno rivestito e ancora rivestono in alcuni Paesi ruoli sociali necessari
e pienamente riconosciuti. A questo universo bisognerebbe cominciare
a guardare come risorsa, non solo e unicamente più come problema
sociale da risolvere.
Musica, canto, danza racchiudono e consentono di rappresentare i sentimenti
più profondi dell'essere umano. È questa intimità,
che con la sua arte Alexian intende svelare al pubblico. Artista maturo,
studioso pluridisciplinare, ripercorre simbolicamente il cammino del
suo popolo, dallIndia settentrionale lungo le vie diasporiche.
La sua è una ri/costruzione immaginifica, una ricerca di tratti
arcaici e di consapevolezza musicologia ed estetica; un complesso e
vitale gioco di incastri ed accostamenti timbrici, un uso di stilemi,
di citazioni, di interpretazioni personali, che esprimono lunicità
dellindividuo ma anche segnano in maniera vigorosa la sua identità
romanì, il suo rappresentarsi come membro di una comunità
plurima. Quello di Alexian è un racconto fatto di espressioni
musicali altre, di pezzi di storia dal basso, ma anche del dare voce
a geni musicali non sempre noti, ad artisti di corte, a musicisti, strumentisti
e cantori immensi, ma anche a compositori non Rom che hanno cercato
di attingere, di plagiare, di riprodurre estro, spirito, impronta musicale.
In altre parole, lanima inafferrabile del popolo Rom. Il percorso
di Spinelli è conoscenza ed iniziazione, espressione forte di
appartenenza. Se la musica romanì riflette lo stato danimo
di un popolo che porta con sé i tratti del travaglio, della sofferenza
e della precarietà esistenziale, del fatalismo, allora non può
che esprimersi attraverso tratti elegiaci, dolenti, dissonanti, ma nel
contempo sa essere scintillante, briosa, sarcastica ed autoironica,
insofferente alle rigidezze ritmiche e metriche, improvvisativa, incalzante,
infuocata, parossistica proprio come lo sono i rituali comunitari.
I due CD che compongono Andrè Miro Romano Gi sono rappresentabili
come un viaggio millenario, profondo nelle culture dei Rom, nella loro
stratificazione, nel loro autorappresentarsi e nello svelarsi a chi
li ascolta. Sono le diverse ramificazioni, gli stili delle aree musicali
romanì che scaturiscono dallincontro del Popolo Rom con
i patrimoni etnofonici: dal subcontinente indiano allAnatolia,
dai Balcani al Nord-Africa, dallEuropa centro-orientale alle sponde
mediterranee, dallEuropa settentrionale fino allAmerica
latina. Questa volta Alexian non esprime solo quello che lui definisce
il terzo livello della musicalità romanì,
espressività intima e familiare dellessere e dellesserci
nel mondo, ma omaggia autori gagé che hanno saputo cogliere appieno
lo spirito romanés. Ecco allora la poesia cantata della magnifica
Khorakhan é di Fabrizio De André e Ivano Fossati, che
viene riletta da Alexian in chiave del tutto personale.
Nel secondo CD prevale limpronta del jazz che, peraltro, ha fin
dagli inizi fatto parte del retroterra musicale di Spinelli. Le liriche
possiedono una significativa pregnanza letteraria ed una forte connotazione
esistenziale: descrivono eventi del presente, rievocano storie familiari
dei Rom italiani, nella cui lingua si esprime Spinelli, cantano la romanipé,
lidentità romanì. Non poteva mancare il tributo
al geniale chitarrista manouche francobelga Django Reinhardt, con una
interpretazione del suo tema più impressionista.
Andrè Miro Romano Gi è un lavoro curato che ci porta per
mano nelle intricatissime vicende di un popolo. Si assapora come un
emozionante racconto di viaggio nel passato e nel presente, ma è
soprattutto percorso di conoscenza e riconoscimento.
Baxtaça!
Ciro De Rosa
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