So
me sinom
(Ciò che sono)
Larte
dellessere: un viaggio nellanima romaní
Questi tre Cd dal significativo titolo So me sinm
(Ciò che sono) rappresentano un viaggio
musical-culturale di notevole e originale spessore artistico.
È espressione autentica di un artista poliedrico appartenente
ad un popolo millenario caratterizzato dalle
prismatiche sfumature e dalle intensissime emozioni.
Alexian con la sua formazione professionale non scade mai nel becero
folklore ma eleva la tradizione a un livello artistico qualitativo
e suggestivo. Le musiche proposte, in cui si rintracciano gli echi
del passato, sono quelle dellambito familiare che i rom suonano
per tramandarsi, per comunicare e per restare uniti.
I canti sono memorie mai scritte in cui si custodiscono valori etici,
filosofici e linguistici di un popolo
trasnazionale e paradigmatico.
Nei primi due CD, ijem ijem (Camminando camminando) e Romano
Drom (Carovana Zingara), Alexian attraversa gli stili musicali che
caratterizzano il suo popolo, sempre però con composizioni
e
uninterpretazione assolutamente originali, per un viaggio
ideale in orizzontale. Nel terzo Cd Parovibbé/Metamorfosi,
il viaggio diventa verticale, ovvero diretto verso la
propria anima. È il punto
darrivo di unesperienza personale ma anche lespressione
autentica di un popolo, è lessenza della
romanipé (identità e cultura romaní). Mai nessun
artista Rom si era spinto così tanto nella profondità
del proprio io unendo una consumata perizia tecnica, alla coscienza
dellintellettuale, alla ricerca del
musicologo.
Il risultato è un prodotto artistico di grandissimo valore
destinato ad essere un punto di riferimento per quanti si accostino
alla musica e alla cultura della popolazione romaní.
Un viaggio interiore dunque, un percorso a ritroso attraverso i
meandri profondi della propria anima, quale specchio fedele di unidentità
prismatica. É lidentità della popolazione Romaní
e più precisamente dei Rom italiani di antico insediamento,
a cui lartista orgogliosamente appartiene e di cui è
un riconosciuto
ambasciatore (musicista compositore, poeta, scrittore, titolare
della cattedra di Lingua e Cultura Romaní allUniversità
di Trieste, collaboratore del Centro di Ricerche Zingare della Sorbonne
di Parigi, membro della Romani Union Internazionale), che dallIndia
del Nord, attraverso la Persia, lArmenia e lImpero Bizantino
si è insediato in Europa e da qui in tutto il mondo. Dieci
lunghi secoli di storia.
É un viaggio cosciente, ad occhi aperti, che ci permette
di cogliere le diverse stratificazioni dellidentità
romaní cristallizzate a seconda delle aree geografiche attraversate.
Lartista li ripercorre senza
tentennamenti per ricomporre il complesso puzzle di unidentità
culturale paradigmatica, orientale e
occidentale allo stesso tempo, che gli appartiene. Scavando nella
propria anima come fosse un archeologo, ritrova i resti di espressioni
musicali sopite, ma grazie al bagaglio culturale e musicale in possesso
(unico Rom con due lauree, una in lingue e laltra, imminente,
in Musicologia, un percorso di studi musicali
professionali e numerosi concerti in Italia e allestero) riesce
a rintracciare il cammino perduto e a
completare il mosaico che a poco a poco nel fondo dellio si
ricompone. Quasi unantologia di esperienze musicali differenti,
di stili accomunati e tenuti uniti da ununica sensibilità
e da ununica inalienabile
identità. Queste multiple espressioni giacenti nel suo profondo
inconscio, opportunamente sollecitate,
si svegliano come una lingua dimenticata che si eleva e giunge al
cuore prima che alla mente per
comunicare, per rivelarsi. Un viaggio, allora, ricco di sensazioni,
di ricordi, di immagini, di situazioni, unavventura fantastica
di grande suggestione, una narrazione sonora lunga e complessa,
piena damore
e di dolore, di facili entusiasmi e repentini sbalzi dumore
che si incuneano nel vissuto emozionale. Non uno sterile virtuosismo,
piuttosto una ricerca attenta e una divulgazione colta del terzo
livello (quello
dellambito familiare) di musica romaní. Il canto nel
dialetto dei Rom Abruzzesi (cittadini Italiani,
appartenenti al più antico insediamento in Italia Meridionale,
secolo XV) è unespessione artistica fra le meno conosciute
in Europa e ancor meno conosciuta in Italia dove si pensa che i
veri zingari siano quelli provenienti dai territori
della ex Jugoslavia e dalla Romania. Un grave ritardo e uno smacco
per gli
etnomusicologi o presunti tali. Un canto dalle forti e trasgressive
sonorità che esprime amore, dolore e
speranza, un canto poetico che sottolinea lincommisurabile
valore della famiglia, un canto poetico intenso, un canto impegnato
pieno di denunce e di rivendicazioni a difesa della propria integrità
culturale e
soprattutto a difesa dei più deboli. Una esperienza ricca
di umanità che ricompone e attualizza col suo
viaggio unantica quanto sconosciuta identità culturale:
lidentità del popolo Rom. Agli ascoltatori non resta
che augurare, alla maniera romanì, un sereno Lachó
drom!
Buon Viaggio!
Art Director
Valerio Meletti
So
me sinm
(What I am)
The
art of being. A journey through the Romany soul
These three Cds with the significant title of What I am
represent a musical-cultural journey of
a significant and original artistic depth.
It is the authentic expression of a polyhedric artist belonging
to an age-old population characterised by
prismatic nuances and intense emotions.
Alexian, with his professional training, never falls into common
folklore but elevates the tradition to a high-quality and suggestive
artistic level. The music proposed, in which echoes of the past
are re-traced, is that of the family environment where the Romanys
play to pass on, to communicate and to remain united.
The somgs are memoirs which have never been written, in which ethnic,
philosophical and linguistic values are guarded by an international
and paradigmatic population.
In the first two CDs, ijèm ijèm (Walking, walking)
and Romanó Dròm (Gipsy caravan), Alexian guides us
through the musical styles which characterise his people, always,
however, with absolutely original compositions and interpretations,
for an ideal horizontal journey. In the third CD Parovibbé
(Metamorphosis) the journey becomes vertical, that is,
directed towards his own soul. It is the goal of a personal experience,
but also the authentic expression of a people and it is the experience
of the romanipé (Romany identity and culture). No Romany
artist had ever pushed himself so far into the depth of his inner
ego, uniting technical knowledge to intellectual concsience in the
scearch for own music.
The result is an artistic product of great value destined to be
a point of reference for all those who want to familiarise themselves
with the Romany culture and music.
An interior journey, therefore, a walk through the profound meandering
of ones soul, a faithful mirror of a prismatic identity. It
is the identity of the Romany population, and, more precisely, of
the Italian Romany people, ancient settlers, of whom the artist
is a proud member and of whom he is the recognised ambassador (musician
and composer, poet, writer, head of the department of Romany language
and culture at Trieste University, collaborator at the Gipsy Research
Centre at the Sorbonne University in Paris, member of the nternational
Romany Union), who from Northern India, through Persia, Armenia
and the Byzantine Empire have settled in Europe and from here all
over the world. Ten, long centuries of history.
It is a conscious journey, taken with open eyes, which allows us
to pick out the different layers of the Romany identity, according
to the geographical area which it crosses. The artist travels without
wavering to put together the complex puzzle of an East and West
paradigmatic, cultural identity at the same time in which it belongs
to him. Digging into his soul as if he was an archaeologist, he
finds the remains of hidden, musical expressions but thanks to the
musical and cultural baggage which he possesses (the only Rom with
two degrees, one in languages and the other, imminent, in musicology,
a background of professional, music studies and various concerts
in Italy and abroad), he manages to retrace the lost path and completes
the mosaic, which, little by little, he puts together in the depth
of his ego. It is almost an anthology of different, musical expressions,
of common styles, kept together by an only sensitive and inalienable
identity.
These musical expressions, lying in his profound unconscious, when
looked for, wake up like a forgotten language, and raise themselves
up to the heart before they reach the mind, to communicate and to
reveal themselves. It is, therefore, a journey rich with sensations,
memories, images, situations, a great, fantastic, suggestive adventure,
a long, sonorous and complex narration, full of love and pain, of
easy enthusiasm and of frequent changes of mood which wedge themselves
into the emotional story.
It is not a sterile virtuosity but a careful research and a cultured
disclosure at athird level(that of the family environment)
of the Romany music. Songs in the dialect of the Abruzzi Romanys(Italian
citizens, belonging to the oldest settlement in Southern Italy,
of the fifteenth century), is one of the least known artistic expressions
in Europe and even lesser known in Italy, where it is thought that
the real gipsies are those who come from ex-Yugoslavia
and Romania. This is a serious delay and one in the eye for the
musicologists or those who consider themselves such.
These are songs with strong and transgressive music which express
love, pain and hope, poetic songs which underline the immeasurable
value of the family, intense, poetical songs, songs of commitment
full of accusations and of rivendication in defence of their cultural
integrity and above all, in defence of the weak. It is an experience
rich in humanity which he puts together and puts into action with
his journey, showing us an ancient and unknown cultural identity:
the identity of the Romany people.
All we have to do now is wish the listener, in Romany style, a serene
Lachò drom!
Bon Voyage!
Art Director
Valerio Meletti
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